La Storia della Tenuta Borsari

 

 Paolo Borsari, di professione avvocato, visse nel Settecento.

Appartenente ad una famiglia benestante, acquistò nel 1755 dalla Camera Apostolica il terreno che era stato dei Gesuiti che lo avevano utilizzato come luogo di villeggiatura per i loro studenti. Quest’area venne, di conseguenza, per un certo tempo chiamata “Vigna dei Gesuiti”. 

Tra gli altri, vi dimorarono anche San Luigi Gonzaga e San Giovanni Berchmans, le cui stanze furono conservate dal nuovo proprietario come le avevano lasciate i due santi.
San Luigi Gonzaga (morto di peste nel 1591 all’età di 23 anni) e San Giovanni Berchmans (morto nel 1621, appena ventiduenne) formano con Stanislao Kostka la triade dei giovani angelici di cui si gloriano i Gesuiti.

Ebbene, questi santi dimorarono qui.

La loro presenza è documentata da una lapide, fatta apporre all’interno dell’edificio nel 1888 dalla Signora Luisa Sorgi Santovetti, proprietaria della villa fino alla metà del secolo scorso, circa.

Il “piccolo, ma grazioso edificio” (come lo definisce il Tomassetti) passò con il terreno in proprietà a Monsignor Francesco Santovetti e poi alla famiglia Valenzani, il luogo ha però conserva la denominazione “località Borsari”.
Ora la proprietà appartiene in buona parte alla famiglia Paoletti.

Nel libro “Vermicino, riconoscimento e memoria” di Rosario Foglia (ed. 2000) stralciamo quanto scritto sulla proprietà Borsari:

“Si trova a sinistra della Via Tuscolana salendo per Frascati… Dall’esterno non si vede nulla per via del muro di recinzione che costeggia la strada. Questo muro, che è vecchio oltre quattro secoli, costituiva una delle caratteristiche peculiari di questa tenuta, che alla sua stessa epoca veramente si poteva considerare una proprietà murata. A sud, dopo un numero di metri, si interna verso sud-est a definire il confine con il Comune di Roma.”

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